Sete di Parola di Questa Settimana

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Sete di Parola dal 29 Marzo al 5 Aprile 2020


Quinta Settimana di Quaresima dell’Anno A

a cura di Don Claudio Valente

«Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

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Domenica 29 Marzo 2020 > Domenica della Quinta Settimana di Quaresima

Liturgia della Parola > Ez 37,12-14; Sal.129; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

…è meditata

Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù. Il suo nome è: ospite, amico e fratello, insieme a quello coniato dalle sorelle: colui-che-Tu-ami, il nome di ognuno. A causa di Lazzaro sono giunte a noi due tra le parole più importanti del Vangelo: io sono la risurrezione e la vita. Non già: io sarò, in un lontano ultimo giorno, in un’altra vita, ma qui, adesso, io sono. Notiamo la disposizione delle parole: prima viene la risurrezione e poi la vita. Secondo logica dovrebbe essere il contrario. Invece no: io sono risurrezione delle vite spente, sono il risvegliarsi dell’umano, il rialzarsi della vita che si è arresa. Vivere è l’infinita pazienza di risorgere, di uscire fuori dalle nostre grotte buie, lasciare che siano sciolte le chiusure e le serrature che ci bloccano, tolte le bende dagli occhi e da vecchie ferite, e partire di nuovo nel sole: scioglietelo e lasciatelo andare. Verso cose che meritano di non morire, verso la Galilea del primo incontro.
Io invidio Lazzaro, e non perché ritorna in vita, ma perché è circondato di gente che gli vuol bene fino alle lacrime. Perché la sua risurrezione? Per le lacrime di Gesù, per il suo amore fino al pianto. Anch’io risorgerò perché il mio nome è lo stesso: amato per sempre; perché il Signore non accetta di essere derubato dei suoi amati. Non la vita vince la morte, ma l’amore. Se Dio è amore, dire Dio e dire risurrezione sono la stessa cosa. Lazzaro, vieni fuori! Esce, avvolto in bende come un neonato, come chi viene di nuovo alla luce. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai gli si apre davanti un’altissima speranza: ora sa che i battenti della morte si spalancano sulla vita. Liberatelo e lasciatelo andare! Sciogliete i morti dalla loro morte. E liberatevi dall’idea della morte come fine di una persona. Liberatelo, come si liberano le vele, si sciolgono i nodi di chi è ripiegato su se stesso.
E poi: lasciatelo andare, dategli una strada, amici, qualche lacrima e una stella polare. Tre imperativi raccontano la risurrezione: esci, liberati e vai! Quante volte sono morto, mi ero arreso, era finito l’olio nella lampada, finita la voglia di amare e di vivere. In qualche grotta dell’anima una voce diceva: non mi interessa più niente, né Dio, né amori, né vita. E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so perché; una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole, un amico ha spezzato il silenzio, lacrime hanno bagnato le mie bende, e ciò è accaduto per segrete, misteriose, sconvolgenti ragioni d’amore: un Dio innamorato dei suoi amici, che non lascerà in mano alla morte.

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Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”». E’ davvero stupenda questa scena: Gesù arriva davanti al sepolcro del suo amico e piange. A volte sento parlare di Dio come di un asettico ingegnere che si preoccupa di far girare tutti gli ingranaggi dell’universo con scientifico distacco o come il regista di un reality planetario che si diverte ad osservare le mosse dei suoi ignari prigionieri… Guardate Gesù che piange davanti al sepolcro del suo amico e poi ditemi se è ancora possibile pensare ad un Dio così! Fissiamo lo sguardo sulle lacrime di Gesù, sulla sua passione per la vita, sulla bellezza di un Dio che si fa carne e ha lacrime per piangere un amico e parole potenti per far riesplodere il miracolo della vita nelle sue vene. 

don Roberto Seregni

…è pregata

Signore Gesù, vero uomo come noi che piangesti l’amico Lazzaro morto, illuminaci con la tua parola che fa passare dalla morte alla vita; riempi il nostro cuore del tuo Spirito per godere fin d’ora la tua pace e la vera gioia. Amen.

…mi impegna

Coraggio, cari amici masticati dalla vita, Gesù rivolge a voi le stesse parole che scatenarono la speranza nel cuore di Marta e Maria: “Io sono la resurrezione e la vita”. Rotoliamo via le pietre dai nostri sepolcri, liberiamo le nostre chiusure e facciamo prendere aria alla fede un po’ ammuffita. Gesù ci chiama fuori dai nostri sepolcri per iniziare una vita nuova! Pronti?


Lunedì 30 Marzo 2020 > Lunedì della Quinta Settimana di Quaresima

Liturgia della Parola > Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Sal 22; Gv 8,1-11

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

…è meditata

Gesù ha passato la notte a pregare nell’orto degli Ulivi e a dialogare con il Padre. Al mattino si reca al tempio per incontrare, insegnare, guarire. Quella donna è stata trovata in flagrante adulterio; non ci sono dubbi, deve essere condannata a morte come la Legge prescrive. Eppure gli scribi ed i farisei conducono la donna a Gesù per condannare sia Lui che lei. Intorno una folla che osserva quello che sta per accadere, tutti gli sguardi sono su di lei e su Gesù; il peccato è messo in mostra, è al centro della vicenda: questa donna rappresenta tutti noi, tutti siamo peccatori, tutti siamo adulteri verso Dio. Gesù non ha parole, si china a scrivere per terra, il suo sguardo non è sulla donna, non si lascia coinvolgere dalla provocazione, ma con calma prende tempo, mentre tutti gli astanti, per un attimo senza respiro, stanno in attesa. È sconcertante l’atteggiamento di Gesù! Egli ci insegna che prima di giudicare e condannare dobbiamo prenderci un tempo per riflettere e ricordarci che Dio non condanna, ma ama: “Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe” (Salmo 102). Ecco Gesù ci interroga: prima di uccidere l’altro con un giudizio, prima di lanciare il sasso guardiamo dentro di noi, la nostra coscienza, e combattiamo ciò che di sbagliato viviamo, proprio attraverso la nostra coscienza. “Chi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei!”—A questo punto lascia tutti interdetti: nessuno è senza peccato! Sembra una confessione pubblica; da prima il più anziano e poi uno dopo l’altro se ne vanno; tutti ammettono di essere peccatori e devono ritirare l’accusa. Adesso Gesù e la donna sono l’uno di fronte all’altra: Lui non condanna la donna, ma solo il peccato commesso… e poi la libera con quell’assoluzione: “Neanche io ti condanno, va’ e non peccare più!”. Il Signore la perdona a prescindere che si sia pentita o no, la perdona perché la donna si penta e non pecchi più! Il perdono di Dio va oltre l’inimmaginabile!

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La voce di un santo

Lasciamo la condotta del prossimo da parte, accontentiamoci di dire, come il santo re Davide: Mio Dio, fammi la grazia di conoscermi così come sono, affinché io veda ciò che può dispiacerti, perché possa correggermi, pentirmi e ottenere il perdono.

S.Giovanni Maria Vianney

…è pregata

O Signore Gesù, concedi a noi che celebriamo i tuoi santi misteri, una coscienza pura e uno spirito rinnovato. Amen.

…mi impegna

La bontà di Dio, la sua clemenza, non è buonismo perché ci fa camminare. Il buonismo lascia la persona vittima di se stessa o di altri, da respiro per un minuto ma poi finisce lì. Al contrario la misericordia ricevuta, se accolta con cuore aperto, ti spinge, ti responsabilizza, ti fa venire paura di perdere il dono ricevuto. E se questo non avviene significa che abbiamo approfittato della sua bontà ma nello stesso tempo ci siamo condannati ad una esistenza inferma, pronta a ricadere ogni momento, che va indietro più che avanti.

Tu, Signore, non mi condanni. Sono troppo importante per Te, non vuoi perdermi. Però il tuo amore diventa anche una mia responsabilità, perché è troppo prezioso per sprecarlo, per dimenticarlo. Grazie per tutti i “sì “che mi dici ogni giorno: fa’ che diventino per me la forza per camminare in Te, per Te, con Te verso gli altri.


Martedì 31 Marzo 2020 > Martedì della Quinta Settimana di Quaresima

Liturgia della Parola > Nm 21,4-9; Sal 101; Gv 8,21-30

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

…è meditata

Gesù è ancora nel tempio, ha appena salvato dalla morte la donna adultera (dai farisei), condannata dalla legge; anche per questo sarà condannato, secondo la stessa legge. Il Signore ha vissuto la sua vita terrena in comunione con il Padre, scoprendo giorno dopo giorno la sua missione. Per la volontà del Padre, che a Lui si è rivelato, sta rivelando, con la sua parola, il volto del Padre Suo e nostro. Il vero volto di Dio è amore, servizio, misericordia, perdono e salvezza. Gesù, Figlio di Dio, è venuto tra gli uomini, si è fatto carne perché Lui stesso è misericordia. Il Signore parla dall’alto, i farisei dal basso, Lui parla la lingua dell’amore, loro replicano con la lingua della terra ed è per questo che non comprendono: il peccato li porta lontano dalla Verità di Dio. “Voi mi cercherete”— Il Signore sa che lo cercheranno, lo cercheremo, perché l’uomo è sempre in cerca della luce, anela naturalmente a Dio. Dio da sempre cerca l’uomo—“Adamo dove sei?”—perché l’uomo lo cerchi e raggiunga la felicità. Ma il peccato non ci fa trovare la fonte della gioia. Peccare vuol dire scoccare la freccia ma, mancare il bersaglio; perciò non ci sentiamo più figli e, volontariamente, ci allontaniamo dal Padre per morire nello spirito, pur essendo vivi fisicamente.
“Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo allora conoscerete che Io Sono”: ecco che Gesù rivela la Sua identità e quella del Padre, attraverso la croce. Gesù, luce del mondo, si manifesterà come Io Sono perché sarà innalzato nella gloria, e da questo momento farà dono della vita eterna a tutti coloro che crederanno. Gesù vivrà l’esperienza dell’andare (morire) come un ritorno al Padre, alla sua origine e indica la strada perché anche noi possiamo comprendere la vera essenza della vita che non finisce con la morte, ma è un ricongiungersi a Dio, tornando a casa. Gesù esprime chiaramente che ha sempre vissuto ascoltando il desiderio del Padre ed è per questo che si riconosce Figlio, vivendo la sua missione come desiderio supremo di Dio che non lo ha mai lasciato solo. Per questo sarà glorificato. Il Signore ci insegna: l’ascolto della parola nella preghiera intima e assidua ci fa conoscere il Volto di Dio, e dal dialogo con Lui ci scopriamo figli mai abbandonati. “Io Sono” vuol dire sono Io, Io ci sono, da sempre! La forza della fede e la certezza di non essere mai soli ci dà il coraggio di vivere come testimoni dell’amore di Dio.

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La voce di un medico santo

Riponiamo tutto il nostro affetto, non solo nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina.

Giuseppe Moscati

…è pregata

O Signore, aumenta la nostra fede, rinnovaci sempre nello spirito e guida i nostri cuori vacillanti sulla via del bene. Amen.

…mi impegna

Gesù dice che il Padre è con lui perché egli compie sempre le cose che gli sono gradite. Ecco un’altra indicazione per il nostro cammino. Non bisogna andare a zig-zag, di continuo fuori carreggiata: nel disordine, nel caos esistenziale. Fare la volontà di Dio e farla con amore: è questo che concretamente ti tiene vicino a Dio, cioè permette che egli sia sempre con te.

Oggi, senza ossessioni e rigidismi e forzature ma con dolcezza verso me stesso, mi chiedo: sto vivendo dove e come Dio vuole? Le cose che faccio sono secondo il suo volere?


Mercoledì 1 Aprile 2020 > Mercoledì della Quinta Settimana di Quaresima

Liturgia della Parola > Dn 3,14-20.46-50.91-92.95; Sal Dn 3; Gv 8,31-42

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

…è meditata

I giudei che ascoltavano Gesù si ribellano perché lui li giudica non liberi. C’è una presunzione di chi è schiavo, che è proprio quella di negare la propria mancanza di libertà, perché fa comodo, pone al riparo dalle responsabilità e dalla fatica di cercare sempre la direzione verso cui incamminarsi. “La verità vi farà liberi” dice Gesù, cioè guardarsi così come si è veramente, dei poveracci, deboli e limitati, ci permette di incontrarlo perché ci libera dall’idea di conoscerlo già e di possedere già le risorse per vivere, in quanto “figli di Abramo”. Ma la vera figliolanza, il vero essere familiari ed amici di Dio nasce dal “fare le opere del Padre vostro”. Non chi dice “Signore Signore”, dirà altrove Gesù, fa parte del Regno di Dio, ma chi fa della sua Parola la base della sua stessa vita.

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“Se Dio è, non può non essere l’oggetto di tutta la mia attenzione e di tutta la mia considerazione e devo riconoscergli grande importanza nella mia vita”.  

Giuseppe Dossetti

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“Non appena ho creduto che Dio esisteva, ho capito che non potevo vivere se non per lui” .

Charles de Foucauld

…è pregata

O Signore, che mi hai liberato dalla corruzione del peccato, aiutami a essere fedele agli impegni del battesimo e ottenere l’eredità promessa. Amen.

…mi impegna

La verità vi farà liberi :  Ma noi preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.


Giovedì 2 Aprile 2020 > San Francesco di Paola, eremita e fondatore

Liturgia della Parola > Gn 17,3-9; Sal.104; Gv 8,51-59

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

…è meditata

Quelle pietre dalle quali è stata risparmiata l’adultera all’inizio del capitolo ottavo del Vangelo di Giovanni, ora – alla fine dello stesso capitolo – stanno per essere scagliate contro Gesù, perché la bestemmia non ammette indulgenza o mediazioni concertate. I Giudei vivono di una religiosità legata al culto trionfalistico del passato, ma non tollerano alcuna intromissione nel tempo presente. Non è possibile che Dio oggi possa turbare la nostra vita e gli equilibri che ci siamo costruiti bilanciando le pratiche devote con una gratificante posizione sociale ed economica. Abramo e i profeti hanno fatto la loro parte, ma per quanto riguarda noi vogliamo vivere in pace, preservati da ogni scossa e trastullandoci nella presente sicurezza per la quale non smettiamo di elevare inni di lode. Avendo fatto di Abramo una mummia soggetta solo a qualche intervento di restauro e destinata ad essere riesumata di tanto in tanto, i Giudei mostrano di averne tradìto lo spirito e il messaggio. Ignorano che la Parola di Dio è viva e garantisce la vita di chi l’ascolta, e soltanto l’adesione a ciò che è vivo immette in un processo di rigenerazione e di comunione. Decidere di stare con Gesù è una scelta coraggiosa per cui impegniamo la nostra vita e compiamo il salto fondamentale della fede nei confronti di Colui che riteniamo degno di essere ascoltato e creduto.

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“Il pensiero dei giudei è un pensiero chiuso, non aperto (…) alla voce di Dio. Questa gente non aveva ascoltato i profeti e non ascoltava Gesù. È qualcosa di più che una semplice testardaggine. No, è di più: è l’idolatria del proprio pensiero. ‘Io la penso così, questo deve essere così e niente di più’. (…)
Non c’è possibilità di dialogo, non c’è possibilità di aprirsi alle novità che Dio porta con i profeti, (…); si chiude la porta alla promessa di Dio. E quando nella storia dell’umanità viene questo fenomeno del pensiero unico, quante disgrazie accadono! “.

Papa Francesco

…è pregata

O Dio, che con il tuo Spirito di adozione ci hai reso figli della luce, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Amen.

…mi impegna

Essere con Gesù deve essere la suprema aspirazione di ogni cristiano, sia in questa vita che nell’altra. Ma per questo è necessario “osservare la sua parola”, cioè vivere concretamente secondo il messaggio evangelico, avere Gesù come modello assoluto ed unico della nostra vita.


Venerdì 3 Aprile 2020 > Venerdì della Quinta Settimana di Quaresima – Astinenza

Liturgia della Parola > Ger 20,10-13; Sal 17; Gv 10,31-42

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

…è meditata

Siamo all’ultimo incontro/scontro tra Gesù e i Giudei, Ecco il motivo della condanna: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Sentiamo le parole del serpente in Genesi “Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio,…”(Gen. 3, 5). La tentazione dell’uomo di essere Dio è scritta, dopo il peccato, nel cuore di ognuno e continua ad essere la tentazione più forte. Ma Dio, per salvarci da questa tentazione, ci insegna Lui stesso come fare. Si fa uomo e passo dopo passo ci indica come si vive “una vita da figli di Dio”, ci chiede di essere perfetti come è perfetto il Padre, muore per poter darci la possibilità di essere “figli di Suo Padre”. Sappiamo ora come fare per diventare “Dio”, eppure continuiamo a seguire altri dei.

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Colui che crede in Gesù, ne accetta la parola, la realizza nella sua esistenza e si prepara con gioia all’incontro con Dio in ogni momento della sua vita: tramontando a questo mondo, risorge a Dio (cf S.Ignazio di Antiochia). In realtà colui che è con Dio in questa vita, continua la sua vita con Dio nel mondo dell’aldilà: l’importante è sempre essere con Dio, sia che si viva sia che si muoia.

Casa di Preghiera San Biagio

…è pregata

Perdona, Signore, i nostri peccati, e nella tua misericordia spezza le catene che ci tengono prigionieri a causa delle nostre colpe, e guidaci alla libertà che Cristo ci ha conquistata.

…mi impegna

La credibilità di Gesù non furono solo le sue parole ma più ancora le sue opere, il suo agire. E io sono credibile, cioè ispiro fiducia come uomo, come donna come cristiano/a? Oppure c’è qualche dissociazione tra quello che professo di essere e quello che di fatto sono e opero?


Sabato 4 Aprile 2020 > Sabato della Quinta Settimana di Quaresima

Liturgia della Parola > Ez 37,21-28; Sal Ger 31; Gv 11,45-56.

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

…è meditata

Siamo alla fine, alla resa dei conti. Tutto sta precipitando, tutto finisce nel baratro. Lazzaro è tornato in vita, Gesù deve morire. Come si può sostenere davanti al popolo la resurrezione di un morto? Come nascondere la potenza impressionante del Nazareno e, di conseguenza, non interrogarsi sulla sua vera identità? La tensione è alle stelle e il sommo sacerdote, Caifa (il nome, secondo alcuni, sarebbe un soprannome: la scimmia) va diritto al nodo del problema. Non importa chi sia veramente Gesù. Importa che i romani, che ormai hanno allentato la tensione su Israele e lasciato una certa autonomia, non vengano importunati da novità religiose e da sommosse, così da riprendere con le armi il controllo della situazione. Meglio sacrificarne uno, dice il saggio e opportunista Caifa. Meglio ucciderne uno che rischiare di perderne cento. Meglio che Gesù muoia al posto degli altri. Così accadrà, ma non nel senso che intende il sacerdote. E Giovanni, incredibile, chiosa che Caifa, facendo i propri calcoli, è usato per profetizzare. È un delinquente omicida ma il suo ruolo, comunque, lo rende profeta…

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La voce di un uomo di Dio

L’ Incarnazione e la Passione sono la follia dell’amore di Dio per farsi accettare dall’uomo peccatore. Dopo tale follia si capisce che il più grande peccato sia il non credere all’amore di Dio per noi.

Don Primo Mazzolari

…è pregata

Tu sei il Signore della vita che ha scelto la morte per amore mio e di tutti. Tu sei l’offerta continua di perdono nonostante le mie durezze. Tu rimani immobile, crocifisso, perché io non possa perderti di vista e possa riempire i miei occhi e il mio cuore di Te.

…mi impegna

Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Metti nel mio cuore, Signore, la tua stessa passione per l’unità. Sul tuo esempio, che anch’io sia pronto anche a pagare di persona perché essa si realizzi.


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