Sete di Parola di Questa Settimana

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Sete di Parola dal 21 al 27 Aprile 2019


Settimana di Pasqua dell’Anno C

a cura di Don Claudio Valente

PASQUA DI RISURREZIONE

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Domenica 21 aprile 2019 > Domenica di Pasqua

Liturgia della Parola > At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9

La Parola del Signore …è ascoltata

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

…è meditata

L’annuncio della Pasqua inizia con una corsa. E’ la corsa di Maria di Màgdala. La pietra del sepolcro è stata spostata. Qualcuno ha portato via il suo Signore. Maria ancora non lo sa, ma altre pietre dovranno essere rotolate via. Quella del sepolcro di Gesù è la prima di una moltitudine. Altri macigni saranno spazzati via dalla potenza della sua resurrezione. Altri sepolcri verranno spalancati, altri cuori verranno liberarti. Maria corre e ritorna al cenacolo.Nei suoi occhi è ancora impressa l’immagine straziante di Gesù Crocifisso: gli insulti, le umiliazioni, la solitudine, i chiodi conficcati in quella carne benedetta.

Poi un grido. Poi l’ultimo respiro. Il corpo distrutto di Gesù calato dalla croce. Un lenzuolo avvolge il cadavere. Un sudario sul volto sfigurato. Un sepolcro accoglie quel che resta del condannato Gesù di Nazareth.

Maria ha visto tutto e la mattina del primo giorno della settimana spera di tornare al sepolcro e preparare con calma il corpo del maestro per la sepoltura. Desidera un angolo di silenzio lontano dagl’occhi dei curiosi. Lei e il maestro, ancora una volta. L’ultima. Mille domande si intrecciano nel suo cuore. Maria non capisce… Ma ora non c’è spazio per le domande. Ore Maria deve correre. Deve andare dai discepoli. Deve raccontare quello che ha visto. “Dove sei, o Signore? Chi ti ha portato via? Dove ti hanno nascosto? Perché non ci sei dove ti ho cercato!” Maria corre. Arriva al cenacolo. I suoi occhi pieni di confusione incrociano gli sguardi sbigottiti di Pietro e del discepolo amato. Maria si siede, il cuore è in gola. Maria non sa che il suo annuncio cambierà per sempre la storia del mondo. “L’hanno portato via dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto.” E si riparte. Dal Cenacolo al sepolcro. I tre ripercorrono il cammino del maestro.

Sulle spalle non c’è il peso della Croce, ma un intreccio di paura, delusione, rimorso. Pochi giorni prima, Pietro, che si credeva forte e coraggioso, aveva detto chiaro e tondo al Signore che lui era pronto, che avrebbe dato la vita per lui.

Ma è bastata la domanda di una donna curiosa per far rimangiare a Pietro il suo coraggio. Per tre volte ha ripetuto che lui, con quel Rabbì, non aveva niente a che fare. Per tre volte ha negato di conoscerlo. E’ forse è proprio così, ha detto il vero. Pietro ancora non lo conosce.
Ancora non sa chi è per davvero il Rabbì di Nazareth. Ma il macigno che blocca il cuore di Pietro farà la stessa fine di quello del sepolcro.

Sarà rotolato via, Pietro capirà. Pietro crederà alla Parola. Insieme a lui corre il discepolo amato. Il discepolo che chinò il capo sul cuore del Maestro. Il discepolo che ancora custodisce nella memoria il battito del cuore del Figlio di Dio, quello che lo seguì fin sotto la Cro

ce e accolse Maria, la madre, nella sua casa. Arrivano al sepolcro. E’ vuoto. La pietra è stata ribaltata e il Signore non c’è. Come spesso ci capita, Dio non è dove noi lo vorremmo trovare. Ci arrabbiamo con Lui, lo accusiamo, ci sentiamo traditi. Ma non è Lui che ci gira le spalle o non si lascia trovare. Siamo noi che lo cerchiamo dove Lui non c’è. La pietra è stata ribaltata. Il sepolcro è vuoto. I lini e le bende che avvolgevano il suo corpo sono piegati, in ordine. No, non sembra il luogo di un furto, ma una camera nuziale. I discepoli vedono, capiscono le scritture e credono. L’Amore è più forte della morte,
non siamo più suoi prigionieri.
La vita di Dio ha fatto esplodere il sepolcro. Il Signore è Risorto.

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Lo diremo a tutti, Signore! Diremo che tu sei il Dio della vita, a chi ti cerca diremo di non perdere tempo tra i sepolcri. Tu non sei un Dio morto. Tu non abiti in una tomba. Diremo che la vita nell’amore vince ogni morte, diremo che la vita donata per amore risorge e che quella trattenuta nel possesso marcisce. Diremo che quel sepolcro era vuoto, strappato al buio della morte e che la luce della Pasqua può sconfiggere le ombre che ci abitano. Lo diremo a tutti, Signore.
Lo diremo anche stando in silenzio,
anche solo con un sorriso. Tu sei il Dio della vita.

…è pregata

Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’Agnello ha redento il suo gregge, l’Innocente ha riconciliato  noi peccatori col Padre.  Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.  Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa. «Raccontaci, Maria:  che hai visto sulla via?». «La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni,  il sudario e le sue vesti.  Cristo, mia speranza, è risorto: precede i suoi in Galilea».  Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.

…mi impegna

Anche se adesso sembra vincente: il male del mondo mi fa dubitare della Pasqua, è troppo; il terrorismo, il cancro, la corruzione, il moltiplicarsi di muri, barriere e naufragi; bambini che non hanno cibo, acqua, casa, amore; la finanza padrona dell’uomo mi fanno dubitare. Ma poi vedo immense energie di bene, donne e uomini che trasmettono vita e la custodiscono con divino amore; vedo giovani forti prendersi cura dei deboli; anziani creatori di giustizia e di bellezza; gente onesta fin nelle piccole cose; vedo occhi di luce e sorrisi più belli di quanto la vita non lo permetta. Questi uomini e queste donne sono nati il mattino di Pasqua, hanno dentro il seme di Pasqua, il cromosoma del Risorto


Lunedì 22 aprile 2019 > Lunedì della Settimana di Pasqua

Liturgia della Parola > At 2,14.22-33; Sal 15; Mt 28,8-15

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

…è meditata

In questo Lunedì dopo Pasqua il Vangelo ci presenta il racconto delle donne che, recatesi al sepolcro di Gesù, lo trovano vuoto e vedono un Angelo che annuncia loro che Egli è risorto. E mentre esse corrono per portare la notizia ai discepoli, incontrano Gesù stesso che dice loro: «Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». La Galilea è la “periferia” dove Gesù aveva iniziato la sua predicazione; e di là ripartirà il Vangelo della Risurrezione, perché sia annunciato a tutti, e ognuno possa incontrare Lui, il Risorto, presente e operante nella storia. Anche oggi Lui è con noi, qui in piazza. Questo dunque è l’annuncio che la Chiesa ripete fin dal primo giorno: “Cristo è risorto!”. E, in Lui, per il Battesimo, anche noi siamo risorti, siamo passati dalla morte alla vita, dalla schiavitù del peccato alla libertà dell’amore. Ecco la buona notizia che siamo chiamati a portare agli altri e in ogni ambiente, animati dallo Spirito Santo. La fede nella risurrezione di Gesù e la speranza che Egli ci ha portato è il dono più bello che il cristiano può e deve offrire ai fratelli. A tutti e a ciascuno, dunque, non stanchiamoci di ripetere: Cristo è risorto! Ripetiamolo tutti insieme, oggi qui in piazza: Cristo è risorto! Ripetiamolo con le parole, ma soprattutto con la testimonianza della nostra vita. La lieta notizia della Risurrezione dovrebbe trasparire sul nostro volto, nei nostri sentimenti e atteggiamenti, nel modo in cui trattiamo gli altri. Noi annunciamo la risurrezione di Cristo quando la sua luce rischiara i momenti bui della nostra esistenza e possiamo condividerla con gli altri; quando sappiamo sorridere con chi sorride e piangere con chi piange; quando camminiamo accanto a chi è triste e rischia di perdere la speranza; quando raccontiamo la nostra esperienza di fede a chi è alla ricerca di senso e di felicità. Con il nostro atteggiamento, con la nostra testimonianza, con la nostra vita, diciamo: Gesù è risorto! Lo diciamo con tutta l’anima. Siamo nei giorni dell’Ottava di Pasqua, durante i quali ci accompagna il clima gioioso della Risurrezione. È curioso: la Liturgia considera l’intera Ottava come un unico giorno, per aiutarci ad entrare nel mistero, perché la sua grazia si imprima nel nostro cuore e nella nostra vita. La Pasqua è l’evento che ha portato la novità radicale per ogni essere umano, per la storia e per il mondo: è trionfo della vita sulla morte; è festa di risveglio e di rigenerazione. Lasciamo che la nostra esistenza sia conquistata e trasformata dalla Risurrezione! Domandiamo alla Vergine Madre, silenziosa testimone della morte e risurrezione del suo Figlio, di accrescere in noi la gioia pasquale. Lo faremo ora con la recita del Regina Caeli, che nel tempo pasquale sostituisce la preghiera dell’Angelus. In questa preghiera, scandita dall’alleluia, ci rivolgiamo a Maria invitandola a rallegrarsi, perché Colui che ha portato in grembo è risorto come aveva promesso, e ci affidiamo alla sua intercessione. In realtà, la nostra gioia è un riflesso della gioia di Maria, perché è Lei che ha custodito e custodisce con fede gli eventi di Gesù. Recitiamo dunque questa preghiera con la commozione dei figli che sono felici perché la loro Madre è felice.

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La mattina di Pasqua le donne, giunte

nell’orto,  videro il macigno rimosso dal sepolcro. Ognuno di noi ha il suo macigno: una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima… È il macigno della solitudine, della miseria
della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato. Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno,
la fine degli incubi, l’inizio della luce

Tonino Bello

…è pregata

Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso,alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia.

Rallegrati, Vergine Maria, alleluia.
Il Signore è veramente risorto, alleluia.

…mi impegna

«Le donne sono spinte dall’amore e sanno accogliere questo annuncio con fede: credono, e subito lo trasmettono, non lo tengono per sé, lo trasmettono. La gioia di sapere che Gesù è vivo, la speranza che riempie il cuore, non si possono contenere. Questo dovrebbe avvenire anche nella nostra vita. Sentiamo la gioia di essere cristiani! (…) E’ bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto».

PAPA FRANCESCO


Martedì 23 aprile 2019 > Martedì della Settimana di Pasqua

Liturgia della Parola  > At 2,36-41; Sal 32; Gv 20,11-18

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

…è meditata

Il Vangelo di oggi è molto commovente nella sua incantevole semplicità: riappare l’amabile figura di Maria di Magdala, che abbiamo già trovato nel Vangelo di Giovanni nella Domenica di Pasqua. Giovanni ci descrive questa donna fedele, che «stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva». Una pennellata piena di colore. Gli apostoli, invece, erano venuti e se ne erano andati via. Maria rimane lì, impietrita dal dolore, trattenuta da un affetto profondo per il Maestro che rimane però umano, e che tuttavia la predispone all’incontro imminente col Risorto. Bisogna che prima il dolore scavi nel suo cuore, perché possa essere riempito dalla gioia pasquale. Gesù è già lì presente e Maria non lo riconosce, non si accorge che è Lui, perché è sprofondata nel suo dolore. Maria deve convertirsi alla fede pasquale: lei sta cercando un morto, un cadavere, e non sa che deve cercare un Vivo! Soltanto il Risorto può operare questa conversione, ma prima è necessario che Egli chiami per nome la sua ?pecorella’: «Maria!». E allora tutto cambia. È quello che accade anche a noi con il Vangelo. Non sono gli occhi che ci permettono di riconoscere Gesù, ma la voce. Quel timbro, quel tono, quel nome sussurrato dentro con una tenerezza infinita, fanno cadere la barriera che separa. Basta averlo ascoltato anche una sola volta, che rimane scolpito per sempre, indelebile, nell’anima. La voce di Gesù non si dimentica più: udita per un attimo – se accolta nel profondo – rimane lì. Maria si getta ai piedi di Gesù e lo abbraccia con la tenerezza struggente di chi ha ritrovato l’Uomo-Dio della sua vita. Ma Gesù le dice: «Non mi trattenere… ma va’ dai miei fratelli». L’amore di Cristo è una forza che spinge ad andare oltre, a non chiudersi, e non può essere trattenuto solo per sé: «Non mi trattenere!». L’incontro col Risorto rimette tutto in movimento: e la Maddalena, peccatrice, diviene la prima annunciatrice del Vangelo della Risurrezione agli Apostoli, l’Apostola degli Apostoli!

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Maria ha conosciuto il Signore, è sua discepola, ha conosciuto la sua tenerezza e la sua misericordia. Ma, nonostante questo, è travolta dalla sofferenza. Al discepolo la sofferenza non viene evitata, al credente, a volte, succede di sprofondare nel dolore. Forse siamo arrivati a questa Pasqua senza gioia, col cuore pieno di dolore. Non siamo soli e il Signore ci viene incontro e ci incoraggia, ci invita ad alzare lo sguardo a non restare ripiegati sulle nostre disgrazie ma a condividere l’immensa libertà interiore del Signore che ha sconfitto la morte.

…è pregata

Signore Gesù risorto, fa’ cha anche noi possiamo rallegrarci nel sentire la tua voce che ci chiama per nome – come è capitato a Maria di Magdala – ed aprire il nostro cuore ai fratelli e sorelle, testimoniando la tua risurrezione.

…mi impegna

La scena dell’incontro di Gesù con la Maddalena può ripetersi. Gesù continua a chiedere: “chi cerchi?”. Che è come dire: cosa stai cercando nella vita? Cosa ti sta più a cuore?


Mercoledì 24 aprile 2019 > Mercoledì della Settimana di Pasqua

Liturgia della Parola > At 3,1-10; Sal 104; Lc 24,13-35

La Parola del Signore …è ascoltata

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

…è meditata

L’episodio dei due discepoli di Emmaus è uno dei brani più suggestivi e aderenti alla nostra realtà di persone in cammino, con dubbi, perplessità e desideri. Ci presenta due persone tristi e deluse, che tornano sui loro passi, lontano da Gerusalemme e dalla comunità, aggiornate sugli ultimi avvenimenti capitati, ma ormai – pensano -.tutto è finito, è inutile continuare una esperienza, che pareva esaltante.
Ma Gesù si fa loro compagno di strada, li ascolta interessato e interviene spiegando le Scritture e infine si ferma con loro a cena: viene riconosciuto nello spezzare il pane. Ed essi infine ritornano a Gerusalemme a condividere la lieta notizia.
È un vero cammino di fede quello che ci presenta il brano: è Gesù che oggi – attraverso la Chiesa – si fa presente nella divina parola e nell’Eucarestia, si accosta a noi nella vita di ogni giorno, ci interroga e ci illumina sugli avvenimenti rileggendoli alla luce di Dio.
Se avvertiamo la misteriosa ma reale presenza di Gesù nella nostra esistenza, i nostri occhi possono aprirsi alla verità e il nostro cuore all’amore e alla condivisione.

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I due discepoli di Emmaus, dopo aver incontrato il Signore e dopo averlo riconosciuto nel segno del pane, ritornano a quella comunità che avevano abbandonato con il cuore pieno di tristezza. La vita delle nostre comunità deve offrire il clima di fede e di carità, che sostiene la testimonianza insieme alla preghiera. Chiedo a Gesù che lui stesso accompagni ciascuno di noi, come ha accompagnato i due discepoli di Emmaus, così anche noi, al termine del cammino, possiamo ripetere la loro preghiera: “Resta con noi perché si fa sera”           

Carlo Maria MARTINI

…è pregata

Resta con noi, Signore, perché si fa sera.

Resta con noi, Signore, resta con noi perché il giorno declina, resta con noi.

Resta con noi, Signore, quando le tenebre scendono intorno a noi,

quando il dolore sembra oscurare il cielo sopra di noi.

Resta con noi, Signore, quando il dubbio stringe il cuore, quando si perde il nostro sguardo nel buio intorno a noi.

…mi impegna

Un catechista chiese un giorno a un gruppo di giovani in preparazione per la Cresima: “Qual è la parte più importante della Messa?” La maggioranza rispose: “La Consacrazione”. Ma uno disse: “La parte più importante è il rito di congedo”. Il catechista stupito chiese: “Perché dici questo?” Ed egli rispose: “La Messa serve a nutrirci con la Parola, il Corpo e il Sangue del Signore. Però la messa inizia quando termina, quando usciamo nelle strade per andare a fare e dire quello che hanno detto i discepoli di Emmaus: Abbiamo riconosciuto il Signore nella frazione del pane, ed è vivo e vive per sempre e per noi”.


Giovedì 25 aprile 2019 > Giovedì della Settimana di Pasqua

Liturgia della Parola > At 3,11-26; Sal 8; Lc 24,35-48

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

…è meditata

Il Vangelo di oggi ci porta al termine del giorno di Pasqua. I due discepoli di Emmaus, come abbiamo visto nella lectio di ieri, sono appena giunti nel Cenacolo e raccontano agli Apostoli quanto era loro accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello «spezzare il pane». In questa apparizione del Risorto agli Undici, è Gesù che riempie la scena con la sua presenza viva e reale: saluta, domanda, mostra le mani e i piedi, e perfino mangia davanti a loro. I discepoli rimangono silenziosi e di loro non si dice quasi nulla, tranne il solo gesto di offrire al Maestro una porzione di pesce arrostito. Essi tuttavia vengono descritti minuziosamente nei loro sentimenti più intimi: lo stupore, la paura, il turbamento, il dubbio e l’incredulità, e infine la gioia. Ma i sentimenti che predominano in loro, manifestano tutta la difficoltà a credere nel Risorto. Infatti, non è facile per nessuno credere nella Risurrezione. È questo un ritornello ripetuto più volte in questo ottavario di Pasqua!
E Gesù lo sa. Infatti cerca di offrire prove sempre più convincenti: il sepolcro vuoto – l’apparizione degli angeli alle donne – l’apparizione a Maria di Magdala – l’incontro con i due discepoli di Emmaus – infine ora l’apparizione a tutti gli undici riuniti insieme. Qui Gesù mostra le mani e i piedi, si mostra come una persona viva in carne ed ossa, mangia addirittura una porzione di pesce arrostito. Gesù è veramente risorto! Non è un fantasma evanescente, un’ombra, un’apparenza inconsistente e irreale, o una proiezione della nostra fantasia.
Infine il Risorto «aprì loro la mente per comprendere le Scritture». Lo aveva già fatto con i due discepoli di Emmaus, come abbiamo visto, perché senza l’intelligenza di esse siamo ciechi e incapaci di riconoscerlo, anche se cammina al nostro fianco.

Va proclamato con forza: la resurrezione di Gesù non significa soltanto che – come per ogni grande personaggio storico – la sua causa continua, che il suo insegnamento non muore, che il suo messaggio è vivente, bensì che lui, la sua intera persona umana, morta in croce e sepolta, è stata resuscitata da Dio a vita gloriosa ed eterna.

Enzo Bianchi

…è pregata

O Padre, che da ogni parte della terra hai riunito i popoli per lodare il tuo nome, concedi che tutti i tuoi figli, nati a nuova vita nelle acque del Battesimo
e animati dall’unica fede, esprimano nelle opere l’unico amore. 

…mi impegna

Al mondo intero, attento o sordo che sia, gridiamo il nostro gaudio vivissimo: Gesù Cristo è risorto! Sì, egli vive. La pietra del suo sepolcro è rovesciata; un giorno lo sarà anche quella del nostro. Questa è la nostra gioia. E’ la nostra vittoria. E’ la nostra salvezza, ora oggetto della nostra speranza e di dilatare ovunque la vita secondo la tua parola. L’annuncio della tua risurrezione nella nostra vita tocchi la vita di tanti altri. E attraverso quello squarcio di serenità che tu apri oggi nelle nostre preoccupazioni quotidiane, penetri intorno a noi la certezza della tua vita e della tua speranza.


Venerdì 26 aprile 2019 > Venerdì della Settimana di Pasqua

Liturgia della Parola > At 4,1-12; Sal 117; Gv 21,1-14

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

…è meditata

Gli Apostoli, che avevano lasciato le loro reti per seguire il Maestro e diventare pescatori di uomini, dopo i giorni tremendi della passione, morte e risurrezione del Signore, erano rimasti sconvolti da quegli eventi tragici ed erano molto scoraggiati. Non rimaneva altro che tornare al loro lavoro ordinario di pescatori, al loro lago di Tiberiade, nei luoghi dove avevano vissuto con il Maestro. Ma in quella notte «non presero nulla» e le reti, tirate nella barca, vuote, stavano lì a dimostrare il fallimento delle loro speranze. Quando ormai tutto sembrava finito, Gesù in persona viene a cercare con amore immutato le sue pecorelle, nonostante la loro fuga e i loro tradimenti sulla via del Calvario.  Ad un tratto risentono una voce dal timbro inconfondibile: “Gettate le reti!”. Sebbene stanchi e sfiduciati, obbediscono e gettano le reti «dalla parte destra della barca». In quella voce riconoscono subito l’eco indimenticata di quella ascoltata in passato su quel lago e che li aveva ammaliati. La pesca è miracolosa, abbondante oltre ogni dire. A questo punto riconoscono il Signore. L’efficacia della Parola di Gesù apre loro gli occhi e soprattutto il cuore. Comprendono ora meglio quello che il Maestro aveva loro già ripetuto: «Senza di me non potete fare nulla». Solo con Lui l’impossibile diventa possibile! È sempre il discepolo che Gesù amava ad accorgersi per primo e a riconoscere il Risorto – come quel mattino di Pasqua nel sepolcro vuoto – e lo dice subito a Pietro: “È il Signore!”. E su quella riva del lago di Tiberiade i discepoli fanno l’esperienza viva della comunione col Maestro. Gesù ha già preparato con tenerezza per loro «un fuoco di brace» e aspetta il pesce preso nella pesca miracolosa: è il banchetto del Risorto con i suoi!

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Gesù ci aspetta sempre, alla fine di ogni nostra notte, di ogni nostro dolore, di ogni nostro fallimento. Non si arrende facilmente, non ci lascia andare, non ci abbandona. Mai.

…è pregata

Rafforza, Signore, il mio povero cuore perché ponga o riponga al suo centro solo te, come Signore e Salvatore. Dilata il mio cuore perché possa “gettare le reti” non dove o come voglio io, ma come e dove vuoi Tu. Amen.

…mi impegna

Una situazione ordinaria, quasi banale, segnata per di più da un cattivo esito. Sembra che il Risorto prediliga la quotidianità quale luogo ideale per fissare i suoi appuntamenti. Non c’è mai nulla che possa creare un’atmosfera di esaltazione o di misticismo, quasi a sottolineare che non ci può essere scollamento tra la vita che si svolge tra le mura domestiche, nell’ambito del lavoro, nei momenti di svago… e la fede. Il Risorto possiamo trovarlo nel silenzio adorante di una cappella come tra il rumore assordante dell’officina. Ciò che conta è che il cuore sia desto, l’occhio vigile a cogliere i segni della sua presenza per poterlo prontamente riconoscere come Giovanni. “È il Signore” che mi interpella in questa situazione, è Lui che mi viene incontro nell’attenzione di chi si è accorto della mia fatica, è ancora Lui che mi si fa vicino nel momento della difficoltà, quando le mie reti sembrano inesorabilmente vuote… E allora, come Pietro, è bello tuffarsi nel mare aperto della vita per una rinnovata testimonianza d’amore.


Sabato 27 aprile 2019 > Sabato della Settimana di Pasqua

Liturgia della Parola > At 4,13-21; Sal 117; Mc 16,9-15

La Parola del Signore …è ascoltata

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

…è meditata

Nella pagina evangelica odierna c’è un ritornello martellante che si ripete e che crea nel lettore un certo effetto sorprendente e sconcertante.
– Arriva Maria di Màgdala ad annunziare ai discepoli di avere visto il Signore Risorto: «Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero».
– Ritornano i due discepoli di Emmaus, che avevano riferito “ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”: «ma non credettero neppure a loro».
– Alla fine Gesù appare «agli Undici, mentre erano a tavola» «e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto».

Pare proprio che l’Evangelista Marco voglia mettere in evidenza la difficoltà grande e insormontabile nel credere alla Risurrezione, già fin dagli inizi della Chiesa nascente, e non solo negli avversari (sommi sacerdoti e capi del popolo), ma nel cuore stesso di quelli che appartenevano alla cerchia più intima dei discepoli. Anche il discepolo è esposto al rischio di convivere con l’incredulità e la durezza di cuore. Ma la sorpresa diventa ancora maggiore se si osserva alla fine del Vangelo che, nonostante l’incredulità dei suoi discepoli, il Signore non li rifiuta, non li rinnega mai, ma la sua fedeltà nei loro confronti rimane sempre senza ripensamenti. Sono increduli e duri di cuore, è vero, e tuttavia Gesù affida proprio a loro l’annuncio del suo Vangelo «a ogni creatura».

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Catechismo della Chiesa Cattolica
Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora, tanto la cosa appare loro impossibile: credono di vedere un fantasma. «Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti». Tommaso conobbe la medesima prova del dubbio e, quando vi fu l’ultima apparizione in Galilea riferita da Matteo, «alcuni […] dubitavano». Per questo l’ipotesi secondo cui la risurrezione sarebbe stata un «prodotto» della fede (o della credulità) degli Apostoli non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella risurrezione è nata – sotto l’azione della grazia divina – dall’esperienza diretta della realtà di Gesù risorto.

…è pregata

Santa Maria ottienici ora un nuovo ardore di risorti per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte. Dacci la santa audacia di cercare nuove strade perché giunga a tutti  il dono della bellezza che non si spegne. Tu, Vergine dell’ascolto e della contemplazione, madre dell’amore, sposa delle nozze eterne, intercedi per la Chiesa, della quale sei l’icona purissima, perché mai si rinchiuda e mai si fermi  nella sua passione per instaurare il Regno. Stella della nuova evangelizzazione, aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa, della giustizia e dell’amore verso i poveri, perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce.

…mi impegna

Se un tempo bastavano cinque prove per l’esistenza di Dio, oggi l’uomo le ritiene insufficienti e ne vuole una sesta, la più completa, la più autorevole: la vita di coloro che credono in Dio. Il cristiano, più che persuasivo, dovrebbe essere contagioso. Predicate il Vangelo, e se è proprio necessario usate anche le parole. Ognuno di noi è un collaboratore di Cristo, il tralcio di quella vite; e che cosa significa essere collaboratori di Cristo?

Significa dimorare nel suo amore, avere la sua gioia, diffondere la sua compassione, testimoniare la sua presenza nel mondo


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