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Sete di Parola dal 18 al 24 Agosto 2019


Ventesima Settimana del Tempo Ordinario dell’Anno C

a cura di Don Claudio Valente

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!

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Sabato 24 Agosto 2019 > San Bartolomeo, apostolo

I vangeli sinottici lo chiamano Bartolomeo, e in quello di Giovanni è indicato come Natanaele. Due nomi comunemente intesi il primo come patronimico (BarTalmai, figlio di Talmai, del valoroso) e il secondo come nome personale, col significato di “dono di Dio”.Da Giovanni conosciamo la storia della sua adesione a Gesù, che non è immediata come altre. Di Gesù gli parla con entusiasmo Filippo, suo compaesano di Betsaida: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth”. Basta questo nome – Nazareth – a rovinare tutto. La risposta di Bartolomeo arriva inzuppata in un radicale pessimismo: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”. L’uomo della Betsaida imprenditoriale, col suo “mare di Galilea” e le aziende della pesca, davvero non spera nulla da quel paese di montanari rissosi.Ma Filippo replica ai suoi pregiudizi col breve invito a conoscere prima di sentenziare: “Vieni e vedi”. Ed ecco che si vedono: Gesù e Natanaele-Bartolomeo, che si sente dire: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. Spiazzato da questa fiducia, lui sa soltanto chiedere a Gesù come fa a conoscerlo. E la risposta (“Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”) produce una sua inattesa e debordante manifestazione di fede: “Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Quest’uomo diffidente è in realtà pronto all’adesione più entusiastica, tanto che Gesù comincia un po’ a orientarlo: “Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico credi? Vedrai cose maggiori di questa”. Troviamo poi Bartolomeo scelto da Gesù con altri undici discepoli per farne i suoi inviati, gli Apostoli. Poi gli Atti lo elencano a Gerusalemme con gli altri, “assidui e concordi nella preghiera”. E anche per Bartolomeo (come per Andrea, Tommaso, Matteo, Simone lo Zelota, Giuda Taddeo, Filippo e Mattia) dopo questa citazione cala il silenzio dei testi canonici. Ne parlano le leggende, storicamente inattendibili. Alcune lo dicono missionario in India e in Armenia, dove avrebbe convertito anche il re, subendo però un martirio tremendo: scuoiato vivo e decapitato. Queste leggende erano anche un modo di spiegare l’espandersi del cristianesimo in luoghi remoti, per opera di sconosciuti. A tante Chiese, poi, proclamarsi fondate da apostoli dava un’indubbia autorità. La leggenda di san Bartolomeo è ricordata anche nel Giudizio Universale della Sistina: il santo mostra la pelle di cui lo hanno “svestito” gli aguzzini, e nei lineamenti del viso, deformati dalla sofferenza, Michelangelo ha voluto darci il proprio autoritratto.

Liturgia della Parola > Ap 21,9b-14; Sal 144 (145); Gv 1,45-51

La Parola del Signore …è ascoltata

In quel tempo, Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Quello di cui hanno scritto Mosè nella legge e i profeti, noi l’ abbiamo trovato: Gesù, figlio di Giuseppe, da Nazareth». «Da Nazareth – gli disse Natanaele – può venire qualcosa di buono?». Gli dice Filippo: «Vieni e vedi!». Gesù vide Natanaele venirgli incontro e dice di lui: «Ecco un autentico israelita, in cui non c’ è falsità». Gli dice Natanaele: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, ti ho visto sotto il fico». Gli rispose Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’ Israele». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico credi? Vedrai cose ben più grandi!». Poi soggiunse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e discendere sul Figlio dell’ uomo».

…è meditata

Questo incontro è molto efficace: è un dialogo incastonato in una dinamica di passaparola. Giovanni il battista indica ai suoi discepoli Gesù, come Agnello di Dio. Uno dei discepoli, Andrea, è fratello di Simone. Andrea invita suo fratello a seguire Gesù. In seguito Gesù chiama Filippo di Betsaida; Filippo poi invita Natanaele a vedere colui che è la promessa d’Israele. La Parola, dunque, è messa in circolo e chiama altri a unirsi a Gesù. La promessa si compie in Gesù, figlio di Giuseppe da Nazareth, oggi diremmo un uomo qualunque. Come può un uomo qualunque salvare un popolo? Da un paese sconosciuto al mondo può mai nascere il Salvatore? L’invito di Filippo oggi è fatto a ciascuno. Gesù non è una teoria da accettare o meno. Gesù è un’esperienza da vivere, da vedere con i propri occhi. «Vieni e vedi!». In Natanaele Gesù riconosce un uomo giusto, un “autentico israelita”. Israele è il nome che l’angelo dà a Giacobbe durante la notte della lotta. Natanaele è discendente della benedizione che l’angelo, in quella nuova aurora concesse a Giacobbe. Gesù è anche la scala che Giacobbe sogna e per la quale salgono e scendono gli angeli di Dio. In virtù di questa benedizione Natanaele è capace di vedere oltre la carne di Gesù ed è il primo ad affermare la fede di ogni cristiano, rischiando la condanna per bestemmia; cioè che Gesù è Figlio di Dio e Re d’Israele. Gesù, dunque, è colui che salendo sulla croce, come Figlio di Dio e come Re, riunirà il cielo e la terra come fosse una scala per la quale salire e scendere.

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Gesù lo trova sotto un albero di fico, l’albero della meditazione della Torah, i cui frutti sono dolci come quelli del fico. E ha un altro pregio: è amico di Filippo, il cui nome denuncia un’origine pagana. Ma ha un difetto enorme: è una linguaccia. Il suo giudizio è tagliente e, certo gli avrà creato più di un problema. Gesù, però, valorizza il suo difetto: almeno si sa cosa Natanaele pensa degli altri! In effetti la reazione di Natanaele è entusiasta: si scioglie come neve al sole! La sua durezza nasconde una sua insicurezza. E così facendo, Gesù guadagna un apostolo. Che bello! Il Signore valorizza sempre ciò che siamo e, meraviglia delle meraviglie, possiamo diventare santi anche se abbiamo un pessimo carattere!

…è pregata

Donami, Signore, di saperti riconoscere in tutti i momenti della mia vita. Dammi occhi che sappiano scorgerti e accoglierti nei miei fratelli e nelle mie sorelle. La tua Parola trafigga sempre il mio cuore, perché ne possa scaturire la lode e il riconoscimento che ti è dovuto e poter dire in ogni circostanza della vita, nella gioia come nel dolore: «Maestro, tu sei il Figlio di Dio, il Re della mia vita!». Amen.

…mi impegna

Oggi annuncerò a una persona lontana, triste o nel dolore che la promessa di felicità si è compiuta per lei in Gesù di Nazareth, vero Dio e vero uomo.


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